Fra tre anni si stacca una piastrella, oppure vendi casa e il notaio chiede un certificato. In quel momento non serve ricordare: serve sapere chi ha fatto quel lavoro, quando, e quale foglio ci sta dietro. Qui trovi la lista, con la fonte accanto a ogni riga, e un registro da compilare.
Il giro da fare prima di firmare la consegna, con la lista dei difetti.

Due li hai dopo qualsiasi lavoro pagato a un’impresa: le fatture, che l’Agenzia delle Entrate mette fra i documenti da conservare, e la dichiarazione di conformità dell’impianto, che secondo l’articolo 7 del decreto 37 l’impresa installatrice rilascia al committente a fine lavori. Gli altri dipendono da tre cose: se ti sei detratto la spesa, se il lavoro aveva un titolo edilizio, e che tipo di impianto o di struttura hai toccato. Sotto trovi tutte e dodici le voci, ognuna con l’articolo o la pagina ufficiale che la scrive, e sotto ancora il registro per segnare quello che hai davvero.
Quello che ti resta in mano a fine lavori
Se hai chiesto la detrazione
Solo se il lavoro lo prevedeva
Una lista che non dice dove finisce sembra completa. Queste cinque voci le ho tolte, e queste sono le ragioni.
La chiedi, per iscritto, con il riferimento all’articolo 7 del decreto 37 e alla data di fine lavori.
Per gli impianti eseguiti prima che quel decreto entrasse in vigore, e solo per quelli, il comma 6 dello stesso articolo prevede in sostituzione una dichiarazione di rispondenza: la firma un professionista iscritto all’albo con almeno cinque anni in quel settore, oppure, per gli impianti fuori dal campo dell’articolo 5 comma 2, chi da almeno cinque anni è responsabile tecnico di un’impresa abilitata. Quale delle due strade riguardi il tuo caso non lo stabilisco io: lo dice il tecnico che la firma.
No, e non si può. Questo registro tiene l’elenco di quello che hai, non le carte: nessun caricamento, nessun account, niente che parta verso un server. Le tue fatture e i tuoi certificati stanno già nella tua posta o in un raccoglitore, e lì stanno bene; quello che manca a distanza di anni è il quadro, cioè chi ha fatto cosa e quale foglio ci sta dietro.
Perché sono due ordinamenti diversi, e i documenti di uno non esistono nell’altro. La lista inglese di questo sito è nata sulle norme di quel paese; questa è nata sulle fonti italiane, aperte una per una. Tradurre l’altra sarebbe stato più veloce, e ti avrebbe fatto cercare certificati che nessuna impresa italiana può rilasciarti.
Allora il gruppo della detrazione non ti riguarda, e ti restano le fatture e la dichiarazione di conformità, più quello che il tipo di lavoro prevedeva. Nel registro quelle caselle le lasci vuote: contano come mancanti soltanto le due voci del primo gruppo, proprio per non riempirti la pagina di segnali che non dicono niente.
Un termine da darti non ce l’ho, e non me lo invento: dipende dalla detrazione che hai usato, dal contratto e dal tipo di impianto, e non ho aperto una fonte italiana che ne fissi uno valido per tutti. Quello che posso dirti è quando queste carte tornano a servire davvero, e cioè quando vendi, quando affitti, quando cambi fornitore di gas o di luce e quando qualcosa si rompe.